Il Borgo della Moretta comincia ad avere una vita tutta propria solo nel XVII secolo, mentre acquisisce una vera fisionomia solo dopo il periodo napoleonico o, meglio, nei primissimi anni del '900, quando ha inizio la costruzione del Santuario dedicato alla Madonna che racchiude un pilone votivo fatto erigere da un certo Giovanni Antonio Marengo, a lato dei suoi poderi, nel 1685: questo fu appunto dedicato «alla Vergine SS. che nel paese di Moretta dispensava miracolose grazie» (G. Vico, La Piazza del Duomo di Alba) e, nel 1909, fu trasportato nella nuova chiesa parrocchiale. Il toponimo "Moretta" è stato assunto proprio per questo motivo.
In anni recenti, il forte inurbamento ha sconvolto il tessuto urbano della zona. Un territorio vergine, non programmato sotto il profilo urbanistico, ma che diventato borgo acquisita una propria identità. Gli abitanti, inconsciamente, perché così è il borgo, hanno assimilato gusto e tradizioni tipiche di un ambiente che pur facendo parte della città si è contrapposto ad essa, intesa come centro antico con il suo bagaglio di millenarie tradizioni.
Il borgo, situato fuori le "mura" della parte storica, e nel caso della Moretta fuori della Porta di San Martino, oltre il Borgo di Santa Barbara sulla strada per il mare, ha sempre avuto particolari schemi di vita in parte analoghi a quelli riscontrati nel Borgo del Fumo che, a fianco, subisce le stesse condizioni di un territorio considerato satellite.
Entrambi vivono, infatti, tra la città e la campagna, zone neutre dove si scontrano mentalità tipicamente urbane e tradizioni agresti; luoghi dove è più semplice far quadrato per contestare, ma più difficile farsi sentire per ottenere ciò che, ovvio nel centro storico, è considerato superfluo in periferia. Ecco allora spiegato il motivo dell'intraprendenza, di far vedere cosa si è capaci di fare in un borgo, di organizzarsi, di unirsi per aver più forza ed entusiasmo.
Lo stemma scelto dal borgo è uno scudo spaccato sormontato da un elmo con sopra una corona nobile. Per gli smalti e metalli sono stati scelti il verde e l'oro, già noti alla borgata perché simboli della Scuola Enologica sin dai primi anni del '900.
A parte gli smalti, lo stemma scelto, con qualche variante, è simile a quello che, nel XIII secolo, ornava le insegne della famiglia Busca, quando questo nobile casato possedeva gran parte dei territori compresi nella Camparia di Monfrario. Pur avendo assunto i simboli di questa famiglia, il borgo gli ha voluto attribuire un significato diverso, per ricordare in modo preciso il carattere peculiare dei borghigiani. L'elmo e la belva, infatti, simboleggiano l'indole battagliera e l'invulnerabilità nelle corse del Palio; in particolare: feroci come una belva, invulnerabili come una corazza, vigili come le aquile.
Vittorie: 1985, 1996, 1998, 2001.
Per contatti: www.borgomoretta.supereva.it