Ogni città possiede un luogo dove, nel divertimento, confluiscono per un confronto centinaia di persone e dove ciascuno, dimenticando per poche ore fastidiosi problemi, allontana dal proprio cuore l'ansia e le tensioni del vivere quotidiano. Ad Alba, questo luogo è lo sferisterio Mermet.
Situato nel cuore del Borgo delle Rane, lungo gli antichi spalti che nel Medioevo racchiudevano la città, fu costruito nel 1855. Originariamente erano stati previsti un recinto che conteneva ottocento persone sedute e una zona libera, lungo la Via degli Spalti, che poteva ospitare anche mille persone: il forte desiderio della gente di Alba di riunirsi nel gioco tipico delle Langhe giustificava questa decisione.
La gente della borgata delle Rane non ha un proprio marchio di origine, come invece un borgo storico non inquinato da continui inurbamenti per il dominio nobiliare, o uno di periferia, situato fuori le mura, che s'arroccava in difesa della propria identità. Anche se la presenza, in passato, dei militi nella guarnigione del Castello, il Castrum Vetus, fanno presupporre osterie, liti, schiamazzi e giochi d'azzardo, ed il modo di vivere degli abitanti nella piana del Tanaro verso il Mulino di via Vivaro, legato alla pesca e all'agricoltura, ci evidenzia gente semplice, succube della miseria, oggi non possiamo più affermare la stessa cosa.
Gli sventramenti della zona malsana di Via Macrino, ed il restauro di case negli antichi vicoli che creavano l'imprevedibile reticolo viario del Medioevo, hanno dato e daranno nuova linfa, usi e abitudini.
Un canale, ricordato come béaléra del mulino, prelevava l'acqua dal Tanaro presso Roddi e dava forza motrice a mulini situati lungo il percorso. Di questi, il più importante, era certamente quello del Vivaro, più noto storicamente per il fatto che fu testimone di una beffa organizzata dal maresciallo francese Carlo Cossè di Brissac quando, corrompendo il mugnaio, la notte del 13 novembre del 1552 scavalcò le mura poco distanti e prese Alba.
Ancora attivo sin verso il 1945 ma non più ad acqua, con un'architettura riadattata nel tempo, è ancora visibile in Via Vivaro, oltre il passaggio a livello.
Il mulino è stato punto di riferimento per alcuni momenti importanti della storia di Alba e, di conseguenza, per quella del Borgo delle Rane. Di proprietà comunale in seguito a regalie concesse da Imperatori, passò per la cessione dei diritti comunali ai D'Angiò, e quindi ai Marchesi di Monferrato. Questi lo donarono successivamente alla Beata Margherita di Savoia con altri beni.
Quando è nato, il Borgo delle Rane gli organizzatori hanno scelto come smalti l’oro e l’azzurro e sullo stemma partito hanno sovrapposto il profilo del vecchio castello, simbolo di forza, con una rana per ricordare il “Club dei Ranocchi”, un’allegra brigata che, dimenticando i dispiaceri, cercava di vivere la vita in un clima di sana giocosità.
Lo stesso nome ed il modo in cui vive questo animale avevano suggerito ai responsabili del passato una tattica tipica dei grandi strateghi: attacco, cattura della preda, ritiro veloce, più nulla. Così è, infatti, accaduto per i personaggi del Borgo: si trovavano poco prima del palio, correvano, potevano anche vincere, ma poi scomparivano. Era inutile cercarli durante l’anno, avevano li loro mondo: erano impenetrabili, segreti e timidi. Proprio come le rane.
Vittorie: 1976, 1979, 1980, 1982, 1983, 1984, 2004.