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Borgo di S. Lorenzo

Puoi accedervi dalla via Maestra nel tardo pomeriggio, evitando la folla che gioisce del passeggio serale, e sfiorando sugli antichi marciapiedi di pietra di Luserna i negozi che si susseguono continui da piazza Savona alla casa Fontana. Oppure vi arrivi dall'antica via S. Francesco, oggi via Cavour o contea éd Tane, lungo le case medievali con le torri a strapiombo, tentando di indovinare tra gli spazi vuoti dei portici lo scenario di fondo della cattedrale. Puoi arrivarci infine di soppiatto dalle viuzze deserte, meno nobili, più sconosciute, quando lame di luce radente esaltano i fregi e gli stucchi decadenti; ma sempre, quando giungi sulla prospettiva della piazza, la mole del Duomo sembra caderti addosso e ti rapisce gli occhi: è la sobrietà dell'architettura, è il colore rosso dei mattoni, ora morbido, ora violento, che le luci e le ombre costruiscono e rifrangono, come in un poliedro, nelle diverse ore del giorno.
Sei sull'antica piazza del Duomo, il borgo di S. Lorenzo: il borgo della romanità, della religiosità, della nobiltà, della giustizia, delle contese, delle ricorrenze storiche, dei ricordi. Nei secoli non vi è stato uomo dell'albese che almeno una volta non abbia calpestato gli antichi selciati e non abbia sfiorato con lo sguardo le severe strutture delle antiche torri sulle quali, un tempo, protette da leggi severe nidificavano le cicogne.
Chissà come e quando questo luogo fu scelto dagli antichi urbanisti come zona del Foro e chissà in quale modo l'augure romano considerò gli auspici prima di tracciare con il lituo il cardo e il decumanus maximus per definire la struttura urbana della città.
Dunque, da tempo immemorabile, la piazza del Duomo, il Palazzo Comunale, la Cattedrale, sono considerati il fulcro della città e degli Albesi; quindi è comprensibile che le famiglie nobili abbiano avuto la propria dimora nel quartiere di S. Lorenzo e che il borgo, ancora una volta, sia stato testimone della vita e delle lotte di tante famiglie potenti guelfe o ghibelline, dei Corradengo, dei Morozzo, dei De Braida.
Anche lo stemma scelto nel 1967 dai borghigiani per far rivivere il borgo è una elaborazione del sigillo di questa potente famiglia albese. Questa, per lungo tempo fu a capo della fazione guelfa nella nostra città e nel 1259 aveva ben cinque membri nel Consiglio che delegò Corrado Corradengo e Ottone De Braida a trattare la dedizione del Comune a Carlo D'Angiò.
Lo stemma accettato oggi nel borgo perciò, è uno scudo azzurro sbarrato di bianco al centro (il bianco è stato scelto per contrastare l'argento). Sopra vi è il sigillo con la rielaborazione dello stemma dei De Braida che è d'argento a tre caprioli d'azzurro. Non si possono definire propriamente smalti nel senso nobiliare il bianco e l'azzurro intenso, ma oggi il borgo ha assunto in pieno e con dignità questi colori.
Le attività che si vivono oggi nel borgo hanno lo stile del passato. Gli organizzatori, figli dello stesso ambiente, non hanno tradito le origini e hanno mantenuto le tradizioni degli anziani; il concetto di nobiltà e austerità nella sfilata, il gusto a volte violento della beffa, la forza della vendetta e... il desiderio di un Palio mai vinto, fanno parte della personalità dei borghigiani.
Vittorie Palio: 1990

Per contatti:
www.borgosanlorenzo.org

 
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