Al di là della porta di San Martino, dal ponte della "Mascarela", oggi confine tra Corso Italia e Corso Langhe, inizia il Borgo di Santa Barbara: un territorio che, appoggiandosi lungo l'arco della ferrovia, dal torrente Cherasca fino a Piazza Cristo Re, fascia la città oltre le antiche mura interponendosi tra queste e il Borgo della Moretta.
In questa zona, fuori dall'agglomerato urbano fin verso il Borgo Moretta, erano attive nel passato le fornaci di laterizi che sfruttavano l'argilla del luogo; tra queste, nel secolo scorso, erano note quella di proprietà della Società del Forno Italiano e, poco distante, lungo l'attuale Via Duccio Galimberti, quella di Sorba, che con la sua pluridecennale attività di estrazione ha provocato un deciso abbassamento del livello dell'attuale Piazza Cristo Re.
Il borgo è rinato nel 1985 per iniziativa di un gruppo di volenterosi con a capo Vittorio Fiorito. È stato un gesto generoso far rivivere un vecchio borgo, ma forse questo è stato possibile solo grazie all'attività dei primi protagonisti. Parlare di un borgo significa, infatti, anche tentare una ricerca sui motivi che hanno spinto gli organizzatori a trovarsi. L’analisi evidenzia di norma una matrice comune: il desiderio di incontrarsi, l’idea di rompere la monotonia con un evento originale, l’ambizione, l’orgoglio di massa ed il campanilismo; tutti elementi adatti ad indurre un gruppo di persone a riunirsi per cercare stimoli rivolti ad un giusto significato.
Il nuovo borgo non ha ancora molta storia alle spalle, ma ha la capacità potenziale di emergere e ritornare agli antichi splendori. È rinato bene, con gli stessi smalti del passato e lo stesso stemma: uno scudo argento con croce rossa. Nei riquadri, in blu, sono un grifone, un'aquila e tre fasce. Il grifone è simbolo di coraggio e aggressività; l'aquila appartiene alle insegne degli antichi Signori di Montersino che governarono queste terre nel XII secolo, mentre le tre fasce simboleggiano le onde del torrente Cherasca.
Dunque un ritorno alle origini, ad uno stile particolare del borgo di periferia; coloro che non possedendo come scenario lo splendore delle architetture medievali, puntano sulla forza dei borghigiani: un popolo aggressivo e generoso, intraprendente e saggio.
La storia recente del Borgo di Santa Barbara è quella di una rinascita: nell’alluvione del Tanaro che nell’autunno del 1994 ha colpito la Città di Alba, l’acqua, nella sede del Borgo, ha raggiunto il metro e venti di altezza, distruggendo quanto vi era contenuto, anche i costumi d’epoca. “Siamo ripartiti da zero, e stiamo ancora tribolando”, spiega Adele Drocco, Presidente da tre anni. Ma il coraggio che da sempre contraddistingue il Borgo lo ha sostenuto e aiutato a risollevarsi con dignità anche in questa occasione.
Vittorie: 1991, 2002.