Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba

TARTUFO DELL’ANNO A LILIANA SEGRE

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Sarà la senatrice a vita Liliana Segre a ricevere il Tartufo 2019 della città di Alba, nel 70° anniversario della Medaglia d’Oro assegnata alla capitale delle Langhe come città simbolo della Resistenza. La consegna del riconoscimento è in programma per sabato 14 dicembre, alle 12, nella sala storica del Teatro Sociale di Alba.

«In un anniversario che ci ricorda la nostra storia, sono felice che il sindaco di Alba Carlo Bo e la presidente della Fiera Liliana Allena abbiano condiviso la mia idea che a ricevere il riconoscimento, quest’anno, fosse Liliana Segre – spiega il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio -. Non è la prima volta che il Tartufo bianco d’Alba con la sua grande forza mediatica si fa portavoce di temi importanti e difficili. Il tartufo è parte del dna del nostro territorio, così come lo è la Resistenza per cui tantissime persone hanno donato la propria vita tra le nostre colline. A 70 anni dalla Medaglia d’oro che questa terra ha ricevuto, pensiamo non ci sia persona più giusta per accogliere un gesto che ci auguriamo possa contribuire alla memoria. Perché affinché il passato sia d’insegnamento è fondamentale non dimenticare».

Nella città che il 13 novembre del 1949 è stata decorata dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi con la medaglia d’oro al Valor Militare per il ruolo chiave nella Resistenza, l’esempio della senatrice Segre è una occasione per mantenere vivo il ricordo della tragedia del passato, ma soprattutto combattere i pregiudizi e l’indifferenza per le tragedie del presente, sempre con la volontà di instaurare un dialogo aperto con le altre componenti della società, con ciò ispirandosi ai principi di libertà, democrazia e di rispetto delle persone.

«È straordinario l’esempio di Liliana Segre, con la sua infaticabile, direi quasi incredibile, volontà di promuovere pubblicamente l’amore per la vita, qualunque forma questa vita possa assumere, insieme al coraggio delle idee pacifiche e al biasimo dell’indifferenza. La Fiera del Tartufo Bianco d’Alba con il suo premio più prestigioso è orgogliosa di unirsi al coro di quanti nel nostro paese si schierano al suo fianco e si oppongono ad ogni forma di odio» commenta Liliana Allena, presidente della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.

«Al ritorno dai campi di concentramento, Liliana Segre ha dovuto affrontare per anni la solitudine interiore dei sopravvissuti. La forza che ha trovato in sé le ha permesso di spendere la seconda parte della sua vita per mantenere viva la memoria di un tragico passato e per risvegliare le coscienze dall’indifferenza. Senatrice a vita dal 2018, ha coltivato la difesa dei principi fondamentali della Costituzione. La città di Alba, medaglia d’oro al valor militare, nello stigmatizzare ogni forma di odio, intende riconoscere la determinazione con cui Liliana Segre all’odio ha sempre contrapposto il dialogo e l’empatia» è il commento di Carlo Bo, sindaco della Città di Alba.

Liliana Segre
Nata a Milano in una famiglia ebraica, ha vissuto col padre, Alberto Segre e i nonni paterni. La madre morì quando Liliana non aveva neanche compiuto un anno. Di famiglia laica, Liliana ebbe la consapevolezza del suo essere ebrea attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali venne espulsa dalla scuola che frequentava. Dopo l’intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso degli amici, utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e due cugini, a fuggire a Lugano, in Svizzera: i quattro furono però respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, Liliana Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all’età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a San Vittore a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni. Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo (provincia di Como); dopo qualche settimana anche loro vennero deportati ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo, il 30 giugno 1944. Alla selezione, Liliana ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull’avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l’evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania. Venne liberata dalle Forze armate statunitensi il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück che fu liberato contemporaneamente anche dall’Armata rossa. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana fu tra i venticinque sopravvissuti.
Per molto tempo non ha mai voluto parlare pubblicamente della sua esperienza nei campi di sterminio. Come per molti bambini dell’Olocausto, il ritorno a casa e a una vita “normale” fu tutt’altro che semplice. Anche Liliana Segre ricorda di non aver trovato in quegli anni orecchie disposte ad ascoltarla: «Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza.»
Dal 1990 è diventata instancabile la sua testimonianza delle persecuzioni naziste e, dopo una serie importante di riconoscimenti in tutto il paese, il 19 gennaio 2018, anno in cui ricadeva l’80º anniversario delle leggi razziali fasciste, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in base all’art. 59 della Costituzione, ha nominato Liliana Segre senatrice a vita “per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. È la quarta donna ad assumere tale incarico, dopo Camilla Ravera (1982), Rita Levi-Montalcini (2001) ed Elena Cattaneo (2013).

 

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

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